Circo de los Horrores: la nostra recensione

Circo de los Horrores

Circo de los Horrores

Mi trovo in difficoltà a dover recensire il Circo de los horrores.
Ho sentito solo critiche positive nei suoi riguardi e a giudicare dagli applausi e dalle risate del pubblico lo spettacolo è piaciuto più o meno a tutti.
A me però ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, non mi ha convinto.

Ho apprezzato molto l’iniziativa imprenditoriale, rilanciare il circo dandogli un tema horror è stata una scelta coraggiosa ma geniale e la risposta del pubblico è stata più che positiva.

Onore inoltre al fatto che il Circo de los horrores sia senza animali, una tendenza che spero si diffonda presto anche ad altri circhi.

Molto bravi gli artisti coinvolti: acrobati, presentatori, clowns, contorsioniste. Uno cast artistico veramente di serie A.

Circo de los Horrores

Circo de los Horrores

Purtroppo però ho trovato lo spettacolo un po’ vuoto, senza un filo conduttore narrativo che leghi le varie parti dello show.
Ho inoltre trovato alcune parti dello spettacolo inutilmente volgari. Le parolacce e le illusioni al sesso non mi scandalizzano di certo ma non in questo genere di spettacoli.
In uno spettacolo a tema horror mi aspetto sangue, mostri, morti viventi! Mi aspetto di divertirmi spaventandomi, invece qui si gioca più sulla comicità alla Ruggero de “I soliti idioti”.

Pollici all’ingiù anche per il personale del circo, molto sgarbato nel far rispettare regole non scritte (come l’utilizzo di telefoni cellulari) o nel condurre ai posti assegnati.

Sarebbe anche stato carino prevedere un punto foto con qualche attore in costume invece di metterli tutti in sala a spaventare il pubblico (tra l’altro nell’ultima fila non è mai passato nessuno).

In definitiva se vi piace il circo, il macabro e non vi spaventa un po’ di linguaggio scurrile potete dare al Circo de Los Horrores una chance. A mio avviso l’intero progetto ha ampi margini di miglioramento che con un po’ di buona volontà potrebbe regalare ai suoi spettatori un’esperienza veramente unica.

Riccardo Minora